troppo lontano da casa parte 5

scritto da JODY55
Scritto 24 ore fa • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 14 ore fa
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Autore del testo JODY55

Testo: troppo lontano da casa parte 5
di JODY55

 Scioccata e terrorizzata corsi al piano di sotto. Sapevo di  non poter far niente per la bambina ma almeno avrei provato a sostenere quella mamma disperata.
La trovai in piedi, fuori dalla stanza, con la testa abbandonata contro il vetro che le separava oramai rigato dalle sue lacrime.
Le poggiai una mano sulla spalla, restando  in silenzio. Per quei momenti non potevano esserci parole giuste ma solo presenze giuste.

Lei si voltò e mi abbracciò. Un abbraccio durato qualche minuto che mi tolse il fiato.
Le ore passavano e la dolcissima Jasmine continuava a dormire e noi sempre lì a guardarla. Riuscii a farla sedere un po’ alla panchina fuori dalla sala rianimazione e così l’una accanto all’altra, in quell’attesa interminabile, Amina mi raccontò la loro storia.

Dopo un lungo viaggio in mare, con Jasmine in grembo, Amina e suo marito arrivarono sulle coste italiane nel 2018. Lasciando la loro terra e le loro famiglie per dare alla piccolina un futuro migliore.
Durante il racconto di Amina notai i suoi occhi terrorizzati al pensiero di perderla, nostalgica della sua terra e speranzosa di poterci tornare.
Ad un tratto, alle 04,05, ci svegliò un forte suono proveniente dal macchinario che la teneva in vita. Ci alzammo immediatamente, intontite e spaventate, e andammo davanti a quel vetro. La dolcissima bambina era seduta sul letto e ci salutava con la manina e con un sorriso splendido.
Ci abbracciammo felici e attendemmo con ansia gli ultimi controlli che i medici le stavano facendo.
Poco dopo il primario ci spiegò che il peggio era passato ma che la bambina aveva ancora bisogno di tempo per riprendersi del tutto. Morale della favola la sua permanenza in ospedale non era ancora finita.
In un misto tra il sentirmi sollevata ma allo stesso tempo delusa perché la permanenza lì doveva continuare, cercai di rassicurare quella mamma molto provata. Mi chiese se potessi trattenermi ancora un po’ davanti al vetro mentre lei sarebbe andata a telefonare al marito per dare le ultime notizie.
Rimasi a guardare quella splendida bambina mentre mi sorrideva e mi salutava dal suo letto. Iniziai allora a farle le facce buffe, ad appannare il vetro per disegnare dei cuoricini mentre lei continuava a ridere. Ritornata Amina le salutai entrambe ed andai via.
Rientrai a casa molto provata da quella esperienza e pensai subito a Giulia. Chissà quante situazioni simili starà vivendo e posso solo immaginare cosa stia provando.
Mi accorsi improvvisamente che erano le 8 e che dovevo andare al lavoro.
Mi cambiai e corsi in ufficio per organizzare la giornata.
Avevo un appuntamento per conoscere una nuova casa-famiglia che accoglieva giovani donne con minori e minori non accompagnati.
Mi avviai, la struttura era un po’ fuori città. Arrivata notai subito questa grande villa, con un parco circostanze molto grande e ben tenuto. All’ingresso mi accolse la direttrice che mi accompagnò prima a fare un giro conoscitivo della casa e poi
degli ospiti, provenienti da ogni parte del mondo, ognuno di loro con un esperienze di vita diverse.

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